Dat: una legge contraddittoria per arrivare all’eutanasia

Una legge contraddittoria e poco efficace. Questo è il dato emerso dal convegno organizzato da Steadfast Onlus lo scorso 13 maggio nella Curia vescovile di Latina in cui si è discusso della legge sulle “Disposizioni anticipate di trattamento” approvata dalla camera e attualmente in discussione al Senato.  A parlarne autorevoli ospiti tra cui il magistrato Alfredo Mantovano, vice presidente del centro studi Livatino. E’ stato proprio il magistrato a sottolineare le incongruenze giuridiche di una legge che “rischia di capovolgere il rapporto tra medico e paziente con il primo non più limitato dal consenso informato ma obbligato ad eseguirlo alla lettera. Una cosa difficile da attuare soprattutto nei casi urgenti in cui le decisioni devono essere prese in fretta”.

Il magistrato ha poi sottolineato come già oggi sia possibile decidere, preventivamente, a quali trattamenti essere sottoposti oppure no con la legge che, nella realtà, sembra voler inserire semplicemente la possibilità di eutanasia a oggi vietata e che metterebbe in crisi uno dei capisaldi dell’ordinamento, quello dell’indisponibilità della vita umana.

Le problematiche applicative nel campo medico sono state invece analizzate da Renzo Puccetti, medico e docente dell’università pontifica Lateranense.  Puccetti ha mostrato alla platea numerosi dati elaborati da alcuni studi medici americani ed europei che dimostrano come in caso di disposizioni anticipate di trattamento il tasso di mortalità aumenti. “E’ difficile per il paziente stilare delle disposizione complete in modo del tutto consapevole  – ha spiegato Puccetti – ed è difficile anche per gli stessi medici spiegare al paziente tutti gli scenari che potrebbero presentarsi. Spesso il paziente rifiuta sulla carta dei trattamenti che potrebbero invece salvargli la vita senza particolari conseguenze sulla sua esistenza. La letteratura scientifica dimostra poi che nel range di pochi mesi, massimo un anno, sono in molti a cambiare idea rispetto a quanto scritto nelle disposizioni”. A preoccupare è anche la difficoltà per il medico di decifrare le volontà dei pazienti, con fiduciari e familiari che potrebbero citare in giudizio lo stesso medico che, nel tentativo di seguire la sua missione, soprattutto in caso di urgenza, potrebbe eseguire una manovra salvavita non voluta dal paziente”.

Della differenza tra accanimento terapeutico e suicidio assistito ha invece parlato Gonzalo Miranda, già Decano e Ordinario della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum il quale ha sottolineato come la legge in questione non sarebbe di per sé eticamente inaccettabile se non coprisse, nella realtà, la possibilità lasciata ai pazienti di disporre liberamente della propria vita, trasformando il medico da soggetto orientato  salvare delle vite umane “a vero e proprio boia”

Andrea Lucidi

 


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