Dalla fame allo spreco, come difendersi dal cibo

La cultura odierna individua il cibo in modo del tutto nuovo e in qualche maniera opposto a come è sempre stato considerato dall’umanità. Infatti fino a qualche decennio scorso, il cibo e la sua presenza assicurata  sono stati sempre considerati come un momento critico nella vita di una persona. La possibile mancanza era un allarme costante nella cultura e nell’organizzazione della stessa vita. Per questa ragione  le tecniche di conservazione dei raccolti o dei prodotti della macellazione animale sono tra le procedure più antiche della storia dell’uomo e sono state occasioni per permettere l’evoluzione e l’esplorazione dell’intero mondo, come esamineremo in un altro capitolo.

 Oggi, anche se questo vale solo per gli abitanti dei paesi sviluppati (e non proprio per tutti….) grazie alle politiche di sostegno all’agricoltura il cibo è accessibile a prezzi che incidono in maniera relativa sulla disponibilità economica delle persone. Non si deve pensare che sia sempre stato così, tutt’altro. Nello spazio temporale che va dalla fine del 19esimo secolo agli anni 60 del secolo scorso le necessità alimentari incidevano molto sul bilancio di un salariato dell’industria. Fino al 90% nel caso dei braccianti agricoli ancora nel 1900 per migliorare fino al 50% nei primissimi anni del dopoguerra (1950). La riduzione di questi costi, l’incremento dei salari e altre misure di facilitazione sociale hanno permesso alle masse popolari grandi evoluzioni in Europa e in particolare nel nostro paese. E’ stato possibile per i figli dei contadini diventare professionisti e classe dirigente, cosa impensabile prima, ed è stato possibile muovere un’intera economia  prima quasi del tutto bloccata dalle esigenze alimentari della stragrande percentuale degli Italiani .

Questa disponibilità e la relativa accessibilità al consumo di alimenti  genera un nuovo rapporto con il cibo fino a conclamare malattie  che prima erano assolutamente sconosciute. Anoressia e Bulimia sono malattie alimentari  recenti  legate a un complesso intreccio di diversi fattori più che altro di tipo psicologico, tanto per fare un esempio. Il cibo può far scaturire ansie del tutto diverse a quelle che erano presenti nelle popolazioni dei nostri padri o dei nostri nonni. Quelle di oggi sono ansie relative a possibili contaminazioni, squilibri nutritivi, motivi etici di produzione, convinzioni  religiose che poi sono le uniche che hanno una tradizione storica.

Oggi più che dal poco cibo ci dobbiamo difendere dal troppo cibo. Più che la mancanza di grassi e proteine è la loro eccessiva quantità a rappresentare un problema. In ogni momento storico precedente agli ultimi trent’anni la tavola imbandita è stato simbolo di salute ed era  obiettivo sociale di primaria importanza, rappresentata in pompa magna in tutte le occasioni possibili. Celebrare l’abbondanza di cibo è stato per secoli un obbligo certificato. Dalle cerimonie familiari  passando dall’arte figurativa premoderna  e dal cinema, dalla pubblicità fino al Futurismo che invece rappresentò una svolta epocale  e che aprì le porte al cibo nella Pop Art (Oldenburg ed altri….) ovvero l’anticipazione del costume alimentare odierno. Ma questo è un altro discorso che merita un post a parte.

 

 


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