Lavoro e Dignità

Francesca ha 40 anni, vedova e un figlio di 10 anni, impiegata in un impresa tessile, da un giorno all’altro le hanno detto che è in cassa integrazione. Francesca e’ preoccupata per il figlio e il suo futuro, e dovrà dirgli che non potrà più giocare a calcio, non ha più le possibilità economiche per sostenere il costo.
Luigi ha 53 anni, ha moglie e tre figli, 10 anni fa e’ stato licenziato, 5 anni di disoccupazione e poi un lavoro in nero in un bar nel centro della città. Luigi è stato costretto ad accettare, deve pensare alla sua sua famiglia, ai suoi figli.
Maria, ha 30 anni, una vita davanti a se’, sogni, desideri, una laurea ma non riesce a trovare un lavoro che risponda alle sue aspettative; ha trovato un lavoretto, come lo definisce lei, che non la soddisfa ma che le consente di essere semi indipendente dalla sua famiglia, guadagnando 850 euro al mese; lei dice fa parte della schiera di “bamboccioni” che a 30 anni vive ancora con i genitori, ma come si fa a pagare a Roma un affitto guadagnando solo 850 euro al mese?

Francesca, Luigi e Maria sono tre testimonianze di vita; forse ci sono già familiari ma oggi 1 maggio riecheggiano nelle nostre vite.
Viviamo in un epoca in cui siamo rassegnati e inermi di fronte alla mancanza e alla precarietà del lavoro; si è disposti a tutto pur di sopravvivere; in casi estremi anche a vendersi, a lasciarsi schiavizzare.
E’ il momento di ascoltare le vite altrui, i bisogni di chi il lavoro non lo ha e di chi è schiavo del proprio lavoro. Ed e’ il momento di dire a gran voce che il lavoro e’ un diritto, e’ dignità; dobbiamo dire basta alle parole vuote che sentiamo ogni giorno ma che non danno risposte concrete e incisive, basta al lavoro nero, basta al lavoro sottopagato.
La persona umana non deve mai essere trattata solo come un mezzo; Kant diceva che «gli esseri razionali stanno tutti sotto la legge secondo cui ognuno di essi deve trattare se stesso e ogni altro mai semplicemente come mezzo, bensì sempre insieme come fine in sé». L’essere umano è, dunque, degno perché è fine in se stesso, con il divieto assoluto di ogni sua strumentalizzazione.
Basta vedere nell’altro il nostro nemico straniero, come colui che ci toglie il lavoro, basta alla guerra tra poveri.

È’ il momento dell’unità, non delle divisioni, e’ il momento che Istituzioni, Società’ civile, Impresa e Scuola, collaborino insieme per dare risposte adeguate e ridare dignità alle tante persone che ogni giorno vivono sulla loro pelle la disoccupazione, il lavoro sottopagato. Un Patto tra Istituzioni, soggetti sociali, e imprenditoriali del nostro Paese; l’esempio tangibile di come solo unendosi si può provare a cambiare qualcosa, lo abbiamo avuto con l’Alleanza contro la povertà, promotrice del Reddito d’Inclusione Sociale.
Le problematiche del lavoro e del disagio sociale li possiamo fronteggiare uniti, e non con l’emergenza ma con politiche lungimiranti, che guardino alle future generazioni. Occorrono politiche interdipendenti che affrontino il problema del lavoro sommerso, delle discriminazioni, dello sfruttamento, del lavoro sottopagato; politiche che diano centralità alla persona.
Il lavoro e’ fondamento di democrazia, e’ fonte di dignità.
Il lavoro, ci ricorda Papa Francesco, è molto di più di una necessità per garantirsi la sopravvivenza e mantenere, con la propria fatica, se stessi o una famiglia. Perché solo il lavoro concorre a restituire la dignità alla persona che l’ha persa, riconsegnando con essa all’uomo il proprio rapporto con il reale.
È da qui occorre ripartire, nel riconoscere la dignità della persona, nel rispettarla senza strumentalizzazioni e sfruttamenti. Promuovere un lavoro inclusivo e partecipativo che dia spazio al merito e al valore della persona.
Così forse Luigi, Francesca e Maria potranno sperare che cambi la loro vita ed il futuro dei propri figli…

Alessandra Bonifazi
Presidente Lazio Sociale


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