Maccio Capotonda – Omicidio all’Italiana: uno sguardo dissacrante sulla società italiana

Una domenica pomeriggio, 2 biglietti per il cinema, Omicidio all’italiana di Marcello Macchia, alias Maccio Capotonda.

Chi scrive è andato con buone aspettative, avendo apprezzato il precedente ‘Italiano medio’, ed essendo invogliato dal trailer, che mostra un’idea geniale: il sindaco di un paesino sperduto di pochi abitanti, Acitrullo, inscena un finto omicidio per attirare l’attenzione dei mass media e del turismo sul paesino.

Le aspettative sono state più che ripagate, con risate a scena aperta di tutta la platea, come sinceramente poche volte si vede accadere, e la sensazione di stare di fronte a qualcosa di nuovo e spumeggiante, di una comicità che riesce a riflettere in maniera unica, nel bene e nel male, la società attuale.

Certo, la comicità di Maccio Capotonda si basa fondamentalmente su una serie di espedienti demenziali, ruotanti attorno a dei personaggi perlopiù analfabeti e ridicoli, dediti allo stravolgimento sistematico della lingua con la creazione di neologismi, e che a volte lasciano un po’ attoniti. 

 La sensazione iniziale è quella di star di fronte ad una comicità del cui gradimento ci si debba quasi un po’ ‘vergognare’ in pubblico, come forse poteva accadere con il primo Fantozzi di Paolo Villaggio. Come lui, e come tutti i più grandi comici italiani degli ultimi 50 anni, Maccio Capatonda nasce da una serie di piccoli sketch televisivi, ma nel suo caso originati da brevi video su YouTube per un pubblico di nicchia, consistenti in dei trailer di film paradossali per titoli, soggetti ed interpreti.
 Proprio per la peculiarità della sua comicità, il suo passaggio al grande schermo è stata una prova ancor più ardua e niente affatto scontata.

Omicidio all’italiana mostra una realtà grottesca, che trae spunto diretto dalla società attuale, aggiungendo solo quel passaggio distorsivo in più, in cui sta la genialità dell’autore, e per effetto del quale lo stesso pubblico non sa bene se stia ridendo della realtà resa demenziale, o della demenzialita’ stessa della realtà.

Ed è così che l’idea di un sindaco che inscena un omicidio per far diventare il suo paese, Acitrullo, una meta turistica come Cogne, Ametrana o Novi Ligure, con tanto di promozione da parte delle agenzie turistiche, risulta assolutamente plausibile.

Il tema fondamentale su cui ruota il film poi, è il dominio assoluto dei mass media nei confronti dell’opinione pubblica, diventando la sola e unica fonte di verità, che non viene neanche più ricercata ma solo piegata alle esigenze dell’audience. E così avviene che la scena del delitto venga alterata per renderla più cruenta, che il commissario rinunci spontaneamente alle indagini demandandole ai giornalisti, e che il processo non si tenga più in un’aula di tribunale, ma direttamente nello studio di ‘Kill acciso’ con tanto di televoto da parte del pubblico.

Ed è in questi geniali spunti comici che il film diventa un mezzo di meditazione più profondo, facendoci chiedere quanto si sia lontani veramente dalla realtà. 

 Alzi la mano chi non si è mai domandato sull’opportunità di assistere a dei processi mediatici in onda ogni sera, negli studi televisivi di qualsiasi rete, e che espongono i protagonisti ad una gogna mediatica e senza le tutele di un regolare processo. Come è possibile che ciò accada in una società moderna, che si fonda sul garantismo giudiziario? Non è già una pena essere oggetto di tale gogna mediatica? Qual è il confine tra diritto di cronaca e la morbosa spettacolarizzazione della tragedia, in sottomissione all’auditel?

Oltre a questo tema, non è da meno la rappresentazione dell’importanza centrale della rete al giorno d’oggi, in cui si va a sfondare una porta aperta: ed è così che il programma elettorale (fallimentare) del sindaco di Acitrullo consiste nel portare la banda larga nel suo piccolo paese, per fare fronte all’ esodo dei (pochi) giovani verso la grande città dove il telefonino prende con 5 tacche (Campobasso). La centralità della rete, e della modernità in se stessa, è un valore talmente fuori discussione che gli stessi anziani del paesino non sono più fieri portatori di antichi valori (l’unica peculiarità del paesino è il dolce tipico Babbacchione) ma si adattano volentieri all’inattesa popolarità del paesino. 

E non è un caso che i vari soggetti popolari, come sottoposti ad un brainwashing, ripetano come dei mantra e senza alcuna pertinenza i più grandi temi populisti dell’ultimo periodo, come l’anti europeismo e l’anti immigrazione, con vene di razzismo (colpa dell’euro! colpa degli immigrati che ci rubano il lavoro!).

Questi ultimi temi in realtà ci fanno sorridere quasi meno, in quanto realtà già assodate nella società odierna.

Il buonsenso risiede solo in un paio di personaggi in cui lo spettatore trova conforto, ovverosia nel sindaco Peluria, rinsavito, e nella poliziotta Pertinente (la scelta dei nomi dei personaggi è uno dei punti di forza della comicità di Capatonda). Lo stesso fratello del sindaco, interpretato dall’inseparabile Herbert Ballerina, impersonifica in maniera assoluta un moderno ebete dalla comicità irresistibile. Al loro fianco, tutta una serie di personaggi presi dalla strada, comici nella loro spontaneità e inadeguatezza, nonché, a completare e a dare solidità al cast, volti noti quali Sabrina Ferilli, Nino Frassica e Fabrizio Biggio.

Al di fuori delle gag e delle trovate comiche, il film apre quindi non pochi spunti di riflessione su dove si trovi la società odierna, e soprattutto fino a dove si possa arrivare con queste premesse; e forse non è un caso che ad aprirci gli occhi sia un proprio un comico atipico la cui popolarità è in buona parte nata dal web.

Già con italiano medio, Capatonda fece un quadro acutissimo della situazione sociale nonché politica italiana, individuando nel cittadino odierno una sorta di schizofrenia tra il berlusconismo decadente e il grillismo della prim’ora, sfociante in un renzismo 2.0 (si parla ormai di qualche anno fa).

Questa capacità di fare ridere e al tempo stesso riflettere e’ di fatto la linfa vitale della migliore tradizione comica italiana e non, volendo citare Troisi, Benigni, Verdone , di cui Capatonda è un vero erede in chiave moderna, risultandone forse uno dei pochi attualmente credibile assieme a Zalone, e portando con se’ tutti i pregi e i difetti della modernità.

Ora siamo curiosi di aspettare il prossimo film, quale sarà il prossimo aspetto della società su cui ridere, e riflettere, insieme?

Chissà che Maccio Capotonda non ci abbia già voluto lasciare dei segnali a riguardo, magari proprio in quella strisciante rappresentazione del populismo dilagante……

Mario Saveri

 


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